Il potere in una penna 

“Noi giornalisti siamo per la verità ad ogni costo. E per la menzogna a prezzo da concordare”. E se questo prezzo fossimo tutti noi a pagarlo?

Chi mi segue sa che mi occupo per lo più di vaccini e dei danni ad essi correlati. E sa quindi quanto io inorridisca dinanzi a certi titoloni fuorvianti e ad altrettanti articoli zeppi di notizie prive di alcun fondamento scientifico. Ma soprattutto prive di onestà.

Mi imbatto giorno dopo giorno in una maleodorante melma mediatica che fatico davvero a tollerare. Soprattutto perché è evidente come essa eserciti uno schiacciante potere sulle persone prive di spirito critico.

La penna del giornalista spesso diventa un’arma. E qualora questa scriva di Salute e Sanità può essere potenzialmente fatale.

La mia inguaribile fiducia nell’integrità delle persone e nella professionalità delle stesse mi ha sempre portata a pensare che il giornalista rivestisse un ruolo socialmente fondamentale. E che, consapevole di ciò, fosse del tutto incapace di venir meno ai suoi obblighi principali. Primo fra questi il dovere di essere sempre imparziale ed obiettivo nell’esposizione dei fatti. E, se possibile, adeguatamente informato.

Capirete quindi quanto il “mito” sia per me del tutto appassito. E questo non perché leggo e rileggo nelle testate più rinomate solo articoli palesemente schierati (dalla parte di chi allunga la “mancia”), ma perché mancano nei contenuti. Riportano informazioni errate. Palesemente ed imperdonabilmente errate. Menzogne malamente travestite da Verità. Menzogne che raggiungono il livello del paradosso. Ma si sa…Qualsiasi bugia può diventare la più solida delle verità se ripetuta fino allo sfinimento.

Nel giornalista è morto l’instancabile spirito indagatore. Il desiderio di ascoltare e di verificare. Con criterio scientifico. Oggi lo scopo è quello di assecondare ciò che dall’alto LORO chiedono. O che addirittura dettano. Il giornalista perde egli stesso la sua voce. Si trasforma in un umile scribacchino. E forse è tristemente inconsapevole che la sua firma e la sua penna vengano utilizzate per coprire loschi giochi di potere. Se invece ne è cosciente ecco che diventa un servo. Ma allo stesso tempo un complice.

© Federica Santi 2017

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Un brindisi… agli ex amici!

La diagnosi di autismo di mio figlio Nicola mi ha portato via tanto. Troppo. Serenità familiare…Sorrisi…Sonno…Sogni… Ma ha allontanato dalla mia vita anche un numero discreto di persone. Gli amici. O presunti tali. E di questo non potrò mai smettere di nutrire un profondo senso di gratitudine. 

Non è stato facile notare come, una ad una, le persone che facevano parte della mia vita, a diagnosi conclamata si siano dissolte nel nulla. Passo dopo passo. Silenziosamente. Nella speranza che un distacco graduale da loro potesse impedirmi di prendere coscienza di quanto stesse accadendo.

Per almeno due anni consecutivi ho vissuto senza avere una amica da chiamare per concedermi un po’ di svago. Davanti ad un caffè o ad una pizza. Nei momenti più bui prendevo il telefono in mano e chiedevo miseramente a me stessa : “e adesso chi chiamo?”. La riposta non tardava ad arrivare ed io mi sentivo sempre più sola. Nemmeno le amiche d’infanzia. Nemmeno quelle hanno avuto la forza di rimanermi accanto. Sebbene, nei momenti di bisogno (loro) abbiano ripetutamente bussato alla mia porta. Trovandola, tra l’altro, sempre spalancata.

Io oggi ho la forza di capire che la vita mi ha concesso un gran dono facendo sì che le cose evolvessero in tal modo. Allontanando individui che, probabilmente, nei miei confronti non hanno mai nutrito un vero affetto. O che forse mi avvertono come “troppo complicata, troppo carica di problemi” per essere una piacevole compagnia da frequentare. Questa profonda pulizia tra le amicizie è stata fondamentale. Purificatrice. Anche se mi ha causato molto dolore ha permesso di lasciare ampio spazio a coloro che, col tempo, si sono avvicinati a me ed alla mia famiglia guidati da un sincero sentimento di amicizia e di empatia.

Certo io posso comprendere… o quantomeno posso cercare di farlo…l’imbarazzo di chi, dinanzi ad atteggiamenti inconsueti di un bimbo speciale, al dolore della sua famiglia, ai molteplici e spesso fallimentari tentativi di contenere improvvise ed imprevedibili crisi, una persona possa sentirsi disarmata…disorientata…incapace…persino impaurita… Ma basterebbe parlare. Confrontarsi. Esprimere sinceramente il proprio sentire. Senza paura né vergogna. Noi genitori di bimbi diversamente fantastici siamo allenati a superare sfide ardue. Importanti. Ed apprezziamo l’onestà.

Quindi io oggi, non più spinta dall’amarezza bensì quasi dalla tenerezza e dalla compassione, alzo il calice brindando agli ex amici. A coloro che sono rimasti al mio fianco nella gioia, ma non hanno fatto altrettanto nel dolore. A coloro che han dimostrato di non meritare il mio affetto e che, togliendo il disturbo, mi hanno regalato l’opportunità di essere circondata da persone forti e meravigliose. Persone l’amicizia delle quali io sento di meritare. Altrimenti non si sarebbero mai affacciate alla mia vita. Così come io alla loro.

Cin cin a tutti gli altri! E buona vita.

Quel “Se” che squarcia il cuore…

Questo articolo nasce da un “Se”. Un “se” mastodontico. Immenso. Che risucchia una grande energia vitale. Un “Se” che mi è stato posto da un’anima poco gentile, la quale non ha avuto rispetto per il mio dolore di madre, e che ha aperto uno squarcio nel mio cuore.

“Se tuo figlio fosse normale come quello di tutti gli altri, saresti così agguerrita nella campagna contro i vaccini?”. Ebbene…tale domanda, seppur posta da una persona che per me non possiede nemmeno un volto e che quindi non riveste alcuna importanza nella vita, mi ha violentata nello spirito. Tant’è che non riesco a non pensarci. 

Quel “Se” che cela al suo interno un intero mondo nascosto. Un mondo fatto di giornate felici e sorridenti. Giornate nelle quali mio figlio Nicola era effettivamente “normale”. Quanto piace questa parola a certe persone. Se ne riempiono così tanto la bocca da non riuscire nemmeno più a pronunciare qualcosa di sensato. Di empatico. Di compassionevole. 

Io non vivo di “se” e di “ma”. Già da tanto tempo. Non mi fermo a sognare il futuro. Perché il mio futuro è l’oggi. L’adesso. L’ “anormalità” che mi ha fagocitato la vita non concede progetti da realizzare, ma mi tiene ancorata ad un presente che è tutto intriso di lotte e speranze. Non penso a come sarebbe l’esistenza se Nicola fosse… non penso a come sarebbe spensierato Enrico se Nicola fosse…non penso a come vivremmo il nostro amore mio marito ed io se Nicola fosse…

Nicola È. Punto. Ed è così oggi. Lottiamo affinché non sia più così domani. Qualsiasi altro “se” non può trovare collocazione in questa mia amata famiglia che, come tutte le altre, vuol solo godersi un po’ di meritata felicità.

Di conseguenza questi “se” li lascio a chi cerca disperatamente di colmare i vuoti della propria vita. Vuoti creati da scelte sbagliate e da strade imboccate nel senso contrario di marcia. “Se” incatenati a schiaccianti “se solo avessi…”. 

Io ho già sconfitto il mio “se solo avessi”. Mi sono perdonata. E da lì ho ricominciato. Senza dubbi né perplessità. Ma solo con una grande determinazione e la voglia indomabile di assaporare il presente facendo del mio meglio come madre e moglie. Ma prima di tutto come donna. 

Proseguo…a piedi nudi.

A questo punto della vita decido di proseguire il mio cammino così. A piedi nudi. Lo faccio per assaporare al meglio questa Vita alla quale, sino ad ora, ho concesso di offrirmi scarpe sempre troppo scomode e lacci sempre troppo stretti. 

Le guardo, queste scarpe ormai consunte, e le lancio il più lontane possibile da me, in quell’oceano amico che le ingoiera’, dalle vivaci spume, nei suoi più remoti abissi. Di loro non resterà alcuna traccia. Se non nel mio cuore. Perché, sebbene mi abbiano fatto male, tanto male, mi han condotta sino a qui. Percorrendo fedelmente al mio servizio per lo più sentieri inospitali. Siamo cadute assieme. Ci siamo ferite assieme. Ma mi hanno sorretta quando zoppicavo e per questo devo loro un minimo di gratitudine. Ciononostante eravamo ormai diventate del tutto incompatibili. La separazione è stata inevitabile.

Ora sono scalza e posso davvero percepire il mondo, la Vita pulsare sotto i miei piedi, ma non riesco a sentire più il suono dei miei passi e questo mi disorienta. Ero abituata a scarpe rumorose. Scarpe che, pur di far sentire la propria voce, battevano forte e con insistenza, tanto forte da far tremare il terreno, procurandomi spesso dolorose lacerazioni. Soprattutto all’Anima. 

Temo che nessuno possa più sentirmi a questo punto. Così come sono, a piedi nudi e silenziosa, divento impercettibile. Invece, con grande stupore, mi accorgo che proprio ora che il mio corpo ha smesso di urlare, che le mie scarpe ed i miei piedi han terminato di dimenarsi per attirare l’attenzione, il Mondo si accorge realmente di me. Percepisce il battito del mio cuore così come il mio respiro. 

Ed io, finalmente, esisto.
Copyright Federica Santi 2017

2016…ti saluto e ti ringrazio.

Caro 2016,

mi rivolgo a te come ad un amico. Un amico che tanto mi ha tolto…ma che ancor di più mi ha donato. Così come è accaduto con i tuoi fratelli predecessori, mi accingo a salutarti nella piena consapevolezza che non ci rivedremo mai più. Nel farlo non provo tristezza, né rimpianti. Ti ho vissuto, giorno dopo giorno, nel modo più intenso possibile.

Sappi, però, che il percorso intrapreso al tuo fianco è stato per lo più drammatico e sofferto. Tu mi hai insegnato a sopportare il VERO dolore. E soprattutto mi hai dato la possibilità di scoprire in me una forza ed una determinazione inaspettate.

Ti ringrazio. Per molteplici motivi.

Grazie…per aver reso muto mio figlio Nicola per sette interminabili mesi. Laddove la parola ha smesso di fungere da incontrastato veicolo comunicativo io ho potuto davvero re-imparare a comunicare con l’Anima. Cosa che i bambini sanno fare alla perfezione.

Grazie per aver permesso di riconoscermi come “una buona mamma”‘ in questi 366 giorni d’anno bisestile, ponendomi dinanzi a situazioni limite, durante le quali sarebbe stato umano e comprensibile perdere il lume della ragione. Ritrovare più e più volte mio figlio Nicola paralizzato sotto il tavolo in posizione fetale, con gli arti irrigiditi e la bava alla bocca, mi ha aiutata a gioire anche dei suoi fugaci sorrisi. I quali, grazie al cielo, ora sono abbondanti e sereni.

Grazie per la rabbia che finalmente il mio piccolo Enrico ha cominciato ad esprimere. Sentimento dettato da troppi mesi di distacco emotivo, durante i quali mio marito ed io ci siamo concentrati solo sui macroscopici problemi familiari legati alla salute di Nicola. Non è semplice sedare attacchi di gelosia e di ira. Ma le emozioni vanno fatte esplodere fuori da se stessi. Mai dentro. Sono fiera di Enrico per la sua forza.

Grazie per avermi quasi del tutto tolto l’amore di mio marito. La nostra importante crisi ci ha restituito la forza per prenderci nuovamente per mano e guardarci allo specchio ANCHE come COPPIA. E non più solo come individui singoli schiacciati dal dolore ed ormai incapaci di comunicare fra loro.

Grazie per le innumerevoli notti insonni. Praticamente tutte. Mi han fatto comprendere di non essere indistruttibile e di dovermi concedere momenti di Pace e riflessione. 

Grazie per aver allontanato dalla mia vita gran parte delle persone tossiche per me e per la mia famiglia. Altre sono costretta mio malgrado a tollerarle. Ma nella piena consapevolezza di essere finalmente in grado di chiudere la porta in faccia a chiunque tenti di minare l’armonia mia e dei miei amori più importanti. 

Grazie per avermi insegnato a dire di “NO”!

Grazie per le centinaia di persone che durante il tuo scorrere incalzante si sono avvicinate a me. Accogliendomi come se mi conoscessero da sempre. O ancor da prima.

Grazie per i mille ostacoli. Quotidiani. Sempre più impegnativi. Mi hanno insegnato a dire “BASTA. MERITO ANCHE IO IL MEGLIO”. Ora sono alla ricerca della via per ottenerlo. E so che ce la farò. Mi trovo già sulla buona strada.

Grazie per avermi tolto il respiro. Per avermi dato la sensazione di non riuscire a proseguire in questo percorso chiamato Vita. Il superamento di ogni singola crisi è stata come una Rinascita. E quante volte sono rinata al tuo fianco…un’infinita.

Grazie perché con te finalmente ho capito di essere importante. Di valere. E di essere meravigliosamente in grado di risolvere situazioni critiche. Di riuscire a crescere anche sui terreni più inospitali. E di sapermi concedere IL GIUSTO TEMPO. Quello necessario a migliorarmi. A rispettarmi. Ad amarmi.

La causa principale della guarigione è l’AMORE.

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“La causa principale della guarigione è l’amore”. Questo è uno dei pensieri più preziosi lasciati in eredità da Paracelso, medico, alchimista e astrologo svizzero, nonché una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Con poche e significative parole è riuscito a trasmettere una verità intramontabile, ma ahimè per lo più dimenticata, soprattutto da chi, per professione, dovrebbe occuparsi  di salvaguardare il benessere delle persone. Della loro salute. Possibilmente prima che la stessa venga compromessa.

Trattasi di un insegnamento antico che ha sempre efficacia e sempre ne avrà. Ed io ne ho avuto la prova lampante proprio ieri, durante il sesto compleanno del mio primogenito Nicola.

Molti di voi conoscono la sua storia. Per chi non ne sapesse nulla farò un breve riassunto. Nicola è rimasto danneggiato dal vaccino trivalente MPR ed ora la diagnosi che pesa sulle sue spalle è “disturbo dello spettro autistico”. Diagnosi che pare non concedere speranze di guarigione, ma dopo tante ricerche abbiamo scoperto che non è così. Nicola viene seguito egregiamente dal dott. Eugenio Serravalle, col quale abbiamo intrapreso un impegnativo percorso disintossicante attraverso la Cease Therapy. Il percorso lungo, penoso e tutto in salita. Ma essendo l’unico a concederci una speranza…lo si segue tentando di non farci scoraggiare dagli eventi. I miglioramenti sono evidenti e nutrono la nostra speranza di uscire da quest’incubo.

Ieri però ho avuto la prova lampante ed inconfutabile di come i nostri atteggiamenti ed i nostri sentimenti possano contribuire  a raggiungere la guarigione in tempi sensibilmente più rapidi. Nicola ha vissuto una giornata completamente immerso nell’amore e nella spensieratezza. La gioia per il compimento del suo sesto anno di età si poteva davvero toccare con mano. Nonostante i problemi quotidiani siamo riusciti ad assaporare una giornata pregna di felicità. E lui ha risposto a tutto ciò in modo del tutto inaspettato. Ha sorriso tutto il giorno ed i suoi occhi hanno espresso incontenibile contentezza. Mi ha baciata e ha soffiato le candeline con grande entusiasmo. E ha giocato. Cosa che non accadeva da tempo e, soprattutto, cosa che durante le sedute terapeutiche non è praticamente mai accaduto.

Ho letto gratitudine nel suo sguardo. E quel meraviglioso sorriso mi ha trasmesso gioia nella vita. Rinnovata speranza. In poche ore ha raggiunto delle mete preziose e tutto perché spinto dall’amore che sentiva danzare attorno a sé… avvolgerlo e scaldargli il cuore.

Non che mio figlio nella quotidianità non riceva amore, ma chi vive una situazione simile alla mia sa bene quanto sia difficile conservare il sorriso e la positività. Ieri però questo è accaduto e, come risultato, ho rinnovato in me la totale consapevolezza di come l’Amore, quello universale, sia il più potente medicinale esistente. Non riproducibile in laboratorio (chissà…forse qualche casa farmaceutica un giorno proverà a farlo), ma disponibile sempre e per tutti, se gli permettiamo di emergere nella nostra vita e di diventarne l’indiscusso protagonista!

 

Tu che sei mio fratello…

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Mio caro Nicola,

sono più piccino di te e sto dettando alla mamma questa lettera perché ancora non sono capace di scrivere. Ma ho delle cose importanti da dirti e quindi…eccomi qui.

La mia speranza è che, in un giorno non troppo lontano, tu possa leggere le mie parole e gioirne, perché in queste righe cercherò di esprimere tutto l’amore che provo nei tuoi confronti. Nonché i miei sentimenti.

Essere tuo fratello, devo ammetterlo, non è sempre facile. Spesso ti cerco, desidero giocare con te, ma raramente riesco a catturare la tua attenzione… per farti comprendere che tutto ciò che voglio e stare al tuo fianco e ridere assieme.

E poi, quando vieni imprigionato nelle tue crisi, io provo tanta tanta paura. Percepisco la  rabbia e la voglia di liberarti dalle catene della tua malattia. Si, perché ti hanno fatto ammalare. Non sei nato così. Le tue urla infinite ed il tuo desiderio di spaccare tutto ciò che ti circonda mi fanno capire quanto tu sia consapevole di quel che ti è successo. Sono piccino. Ma le cose le comprendo. E poi…io e te comunichiamo ad altri livelli.

Ho appena compiuto quattro anni e per oltre i due terzi della mia vita ho convissuto con le preoccupazioni di mamma e papà in merito al tuo stato di salute. Ho assistito a discussioni, ho viaggiato al tuo fianco per farti visitare dai medici migliori. Ho guardato la mamma piangere silenziosamente per non farsi sentire da noi due. E, con grande tristezza, ho anche incrociato lo sguardo di tutte quelle persone cattive ed ignoranti che ti hanno osservato come se fossi un marziano con tre occhi e sei gambe.

Tu per me sei semplicemente mio fratello. Sei Nicola. Ed anche se sono ancora piccolo sento già il desiderio di prendermi cura di te. Questo l’avrai notato. Ti aiuto a toglierti le scarpe o la giaccia, oppure ti riprendo quando metti qualcosa di pericoloso in bocca. Qualche volta ti ho persino dato da mangiare. E, soprattutto, gioisco per i tuoi meravigliosi progressi quotidiani. Quando ti sento parlare e cantare. Con la tua meravigliosa voce…che mamma e papà hanno tanto atteso di riascoltare.

A proposito…mamma e papà. Mi sono sentito un po’ trascurato da loro, soprattutto nel mio secondo anno di vita, quando correvano per portarti a terapie e mi lasciavano spesso dai nonni. Io non provo rabbia né gelosia. Hanno fatto ciò che han potuto. E sempre con immenso amore.

Ora stiamo molto di più assieme e la mamma mi coccola tanto. Io le dico che sono il suo bebè. Forse…perché, nel profondo del mio cuore, vorrei tornare ad essere un neonato. Quando tutti noi ci sentivamo più liberi e felici. Ed in particolare quando tu eri ancora sano.

Ti voglio un bene immenso e sempre te ne vorrò.

Enrico

Perchè i miei figli sono i miei sommi maestri.

Sin da piccolissimi veniamo indottrinati sull’importanza del ruolo del genitore, o dell’adulto in generale, nella sana crescita psico fisica di un bambino. Genitore come guida, come modello da imitare, come colui che si adopera a correggere ed a bacchettare gli atteggiamenti meno corretti. Almeno secondo i canoni imposti dalla nostra società.

Eppure, dalla mia personale esperienza di madre, ho capito che c’è tutto un altro mondo da scoprire dietro a quanto ci è stato insegnato essere il percorso migliore da seguire per essere buoni genitori. E sono stati i miei stessi figli a mostrarmelo, con amore e tanta pazienza. Sì perché, come gran parte degli adulti, sono cresciuta con una immagine ben radicata nella mia testa: l’adulto sul piedistallo ed il bambino in basso ad apprendere diligentemente lezioni di vita.

Anche laddove il genitore è amorevole ed empatico questo è lo standard educativo col quale noi tutti (o quasi) siamo stati cresciuti. L’adulto insegna al bambino e non il contrario. 

A tal proposito i miei figli sono riusciti a pormi dinanzi ad una realtà ben diversa. Ma soprattutto ben più affascinate. Seppur non sempre facile da seguire.

In questi sei anni da mamma devo ammettere di aver appreso più io dai miei bambini di quanto loro non abbiano appreso da me. Sì certo io sono stata una guida fondamentale per aiutarli ad essere più o meno autonomi nella fase dei pasti, ho insegnato loro parole…giochi, ed assieme abbiamo scoperto mondi inesplorati e fantastici. Ho donato loro amore e due braccia sempre pronte a cullarli ed a rassicurarli. Ho lottato e lotto per il loro benessere. Ma da me hanno anche appreso, sin troppo presto, cosa sia la rabbia, la delusione ed il malessere. Sentimenti che avrei voluto evitare conoscessero così precocemente.

Ma loro…loro…mi hanno mostrato la purezza di cuore. Quella purezza che va oltre gli insegnamenti. Quella purezza che alberga naturalmente nell’anima di ogni bambino, ma che spesso viene fatta appassire proprio a causa di esempi ed atteggiamenti errati proposti o imposti da noi adulti.

Loro hanno concesso alla mia bambina interiore di ritrovare giusto spazio nella mia vita e di riuscire a condividerla con la Federica diventata adulta. Tentando di non prevaricare l’una sull’altra. Ma procedendo saggiamente mano nella mano. 

I miei figli mi han fatto scoprire per la prima volta l’incanto dell’infanzia dove tutto è possibile e dove i sogni non sono miraggi irraggiungibili, ma mete più vicine di quel che si pensi.

Mi hanno insegnato che sedersi al loro livello non vuol dire sminuirsi come genitori, ma semplicemente riuscire ad essere più vicini a loro e poter osservare il mondo da una nuova prospettiva. E mentre si è adagiati a terra, guardandoli direttamente negli occhi, si comprende come tutta la vita possa avere un sapore più leggero e ricco di emozioni pure.

Ogni loro abbraccio è come  pioggia che porta via pesanti detriti emotivi. E lì ogni volta comprendo la più importante lezione. Quella che probabilmente nessuno ha insegnato, ma che anche tu, da piccino, conoscevi perfettamente. Poi col tempo si è sbiadita. Quasi perduta. Questa lezione è l’AMORE. Universale. Puro. E privo di condizionamenti. L’amore che ogni bambino conosce, ma che spesso crescendo richiede troppo impegno per essere mantenuto in vita. Eppure è l’unico sentimento che possa mantenerci…in vita! 

Ed amore non è il sentimento sdolcinato che la società ci propone. E che l’uomo possibilmente deve nascondere per non mostrarsi debole e sensibile. L’amore i bambini lo riservano ad ogni situazione della vita. VIVERE LA VITA con amore. FARE OGNI COSA con amore e passione. È pura ENERGIA. È stimolo per superare ogni ostacolo. 

È per questo che i miei figli sono i maestri più saggi mai incontrati nel mio cammino. Hanno rinnovato in me un’importante consapevolezza: ogni giorno, nonostante la vita proponga scenari non sempre facili da affrontare, l’Amore può regalarmi preziosi attimi di felicità e di speranza. O una mano forte e sicura per aiutarmi a risalire dopo l’ennesima dolorosa caduta.

Silenzio…fa la nanna!

Essere contrari ai “feroci”metodi educativi di Estivill non è poi cosa così complessa. Basta essere dotati di un cuore materno/paterno pulsante. Ma con questo breve articolo vorrei compiere un ulteriore passo nel meraviglioso mondo della nanna dei nostri cuccioli. Io sono una madre assolutamente favorevole al co-sleeping (qualora sia una reale necessità del bambino e non una incapacità dei genitori di staccarsi dai figli),  e ciò che davvero mi trova in disaccordo con la maggioranza delle mamme e dei papà incontrati nella mia vita è il pensiero comune (o quasi) secondo il quale i bimbi, durante il loro sonno, debbano adattarsi a qualsiasi tipo di situazione acustica che li circonda. 

“Devono abituarsi a dormire in qualunque situazione”, è la frase standard che mi sono sentita ripetere quando chiedevo ai miei ospiti/parenti di parlare a bassa voce se i bambini si erano già addormentati. Pensiero che, sinceramente, non ho mai apprezzato e che trovo oltremodo irrispettoso in merito alla necessità di riposo dei bambini.

È una situazione che si ripropone anche in altri contesti. L’adulto si comporta come se il bambino fosse una persona di importanza inferiore e per questo motivo deve adattarsi ai ritmi dei grandi, al frastuono dei grandi, agli orari dei grandi, alle esigenze dei grandi.

Quello del sonno è un momento prezioso e per i bimbi lo è ancor di più dato che han bisogno di svariati riposini per crescere sani e sereni. 

Personalmente quando mi relaziono ad un bambino cerco sempre di mettermi nei suoi panni e di capire se il mio atteggiamento potrebbe causarmi fastidi o innervosirmi. Ebbene…se durante il sonno fossi circondata da persone che non si curano della mia necessità di riposo e mi liquidassero con un “devi adattarti”, io ne rimarrei oltremodo indisposta. 

Ma in fondo sono solo bambini…

La lezione più importante…

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Nonostante il nubifragio non sia ancora concluso…oggi lo posso dire con un assoluto grado di certezza : quanto accaduto a mio figlio Nicola, la sua diagnosi e tutto ciò che ne è derivato, è la lezione di vita più intensa e importante che mi potesse capitare. Chi, come me, deve affrontare quotidianamente la realtà di un figlio ammalatosi per colpa della malasanità, sa bene come sia facile abbandonarsi a sentimenti distruttivi quali la rabbia ed il desiderio di vendetta.  E, nonostante chi ci circonda sia sempre pronto a snocciolare un poco rassicurante “sei forte, ce la farai”, sappiamo bene che in fondo DOBBIAMO essere forti. Anche se l’istinto ci suggerirebbe di fuggire a mille miglia dalla nostra stessa vita per timore di non riuscire ad affrontarla.

Oltre la disperazione, oltre le notti insonni, oltre il desiderio di voler radere al suolo tutto ciò che ci circonda, arriva un momento in cui, almeno per stanchezza fisica, siamo costretti a fermarci. A respirare a pieni polmoni e a prendere coscienza di quel che la vita ci sta sottoponendo. Non esistono bestemmie, urla, piatti rotti durante la furia più accecante che possano consolarci per quanto siamo costretti a vivere. Siamo soli con noi stessi ed effettivamente nessuno può comprendere il nostro stato d’animo, se non chi vive la medesima esperienza.

Ad un certo punto però la forza viene meno, perché tutti i sentimenti di rabbia e di sofferenza che in principio ci avevano portati ad esplodere ora hanno esaurito la loro potente fiamma cominciando a rosicchiarci dal di dentro. Nel cuore e nell’anima. Siamo quindi dinanzi ad un bivio: lasciarci andare o reagire. Non dimenticando mai che abbiamo dei figli che ci HANNO SCELTI e che, se lo han fatto, sono convinti di trovare in noi delle persone abbastanza resistenti da poter affrontare un ostacolo tanto immenso come quella della malattia. Un ostacolo che ha il volto un figlio divenuto autistico a causa di un vaccino. Un figlio che speriamo possa, prima o poi, tornare da noi così come è nato.

E’ in questo preciso stadio della vita che ho cominciato a comprendere che forse avrei dovuto smettere di urlare, smettere di piangere disperatamente, per cominciare invece a chiedermi il perché di una simile prova da affrontare. Il perché di un simile dolore (spesso insopportabile).

Perché proprio a mio figlio? Perché sono caduta nella trappola della disinformazione? Due quesiti che han faticato a trovare risposta , ma da un giorno in poi ho cominciato pian piano a capire. Ho preso ad analizzare le mie due vite: quella pre diagnosi e quella post diagnosi. Confrontandole ho colto un vero abisso fra le due. Ho persino stentato a riconoscere la Federica che viveva in me prima che un camice bianco mi comunicasse la triste notizia. Così ho preso ad analizzare come è mutato il mio stile di vita a partire dall’alimentazione, per proseguire con le frequentazioni ed anche le scelte lavorative (che mi han portata, tra l’altro, a scrivere NON VIVO IN UNA BOLLA) ed educative. Le priorità ed il giusto peso da attribuire agli aspetti realmente importanti della vita : in primis la salute ed il benessere generale della mia famiglia.

Oggi lo so con certezza. Se mio figlio Nicola non stesse affrontando questo percorso (dal quale contiamo esca sano e vincente) io oggi sarei una persona completamente diversa. Non avrei nemmeno preso in mano la mia crescita spirituale (spirituale…non religiosa !!!) che tanto mi ha aperto gli occhi sulle mie potenzialità ed i miei talenti.

E’ tutto molto difficile e doloroso, non posso negarlo, ma è in corso un importante cambiamento, un cambiamento in positivo, e tutto ciò lo devo ai miei più grandi maestri di vita. Nicola, che sta affrontando un’importante lotta personale per il recupero della salute, a soli 5 anni e mezzo di vita, ed Enrico, che dimostra ogni giorno di essere un fratello amorevole ed un figlio attento al mio stesso benessere.

Si suol dire che “tutto accade per un motivo”. Seppur quando viene toccato tuo figlio sia estremamente difficile mantenere un atteggiamento positivo ed ottimista, io ritengo che un messaggio del genere sia in assoluto una delle verità più indiscutibili che esistano. E, fra uno scivolone e l’altro, tra una lacrima e l’altra, faccio del mio meglio per non dimenticarlo mai.