Corro per Nicola

Grazie di cuore a tutti gli organizzatori di questa meravigliosa iniziativa sportiva! Parte dei proventi raccolti verranno destinati alle cure del mio piccolo Nicola.

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Censura “Made in Italy”

Hanno provato a censurare anche me, che di certo sono l’ultima ruota del carro nel panorama della lotta per la libertà di scelta terapeutica. Evidentemente però ho smosso qualche coscienza. E quel che è successo lo scorso venerdì a Cesenatico, prima, dopo e durante la mia serata informativa, mi ha fornito degli strumenti molto utili per comprendere ancora più a fondo il modus operandi di chi, dalla comodità della propria poltrona, fa di tutto per soffocare la nostra libertà di parola-pensiero-azione.

Mi sono scontrata (perché il confronto è stato impossibile) con un degno rappresentante del popolino italiano. Quello stesso popolino sul quale la nostra politica punta per disseminare rabbia e disinformazione e, soprattutto, per incitare all’odio nei confronti di chi vuol vivere ed agire “fuori dal gregge”. Un popolino che subisce la cattività, che non possiede gli strumenti per ribellarsi ad essa e che quindi, inevitabilmente, s’incattivisce. Un popolino che diviene, di conseguenza, l’esercito ideale per scatenare una insensata guerra fra poveri. Quella guerra tanto voluta da chi ci governa.

Ho visto tutto questo negli occhi di chi mi ha attaccata, ma non ferita e tantomeno affondata (semmai, per qualche momento, destabilizzata). L’incongruenza. L’aggressività. La volontà di screditare quanto da me riportato senza disporre della preparazione adeguata per farlo, ma avvalendosi di una lunga serie di dati ed informazioni tratti, parole sue, pari pari dalle testate giornalistiche. E ciò, a mio avviso, è molto significativo.

I “potenti” non scenderanno mai in campo per affrontare chi sta lottando con tutte le energie per veder conservati i propri diritti e per non cedere ad una indegna dittatura sanitaria. Manderanno in prima linea, sul fronte, in trincea, i suoi soldati più programmati, più plagiati, più indottrinati. Coloro che hanno deciso che nella vita sia più comodo e conveniente lasciarsi trascinare dalla corrente anziché divenire gli indiscussi protagonisti della propria esistenza.

© Federica Santi 2017

 

In testa al corteo… la CONSAPEVOLEZZA

Modena. Primo aprile 2017. Manifestazione e convegno sulla libertà di scelta vaccinale organizzati dall’Associazione RIPRENDIAMOCI IL PIANETA.

Oltre ogni discorso, oltre ogni emozione…sento di voler rinnovare il più commosso dei miei “GRAZIE”. Ed è un grazie che invio a tutti coloro che ieri c’erano. Gli uni per gli altri, a sfilare pacificamente, col sorriso e con la determinazione di chi vuole cambiare le cose, partendo dalla CONSAPEVOLEZZA. In prima fila…I bambini. Ce n’erano tantissimi. E noi eravamo lì soprattutto per loro!!!

Oltre 500 persone lungo le vie modenesi. 350 a stra-riempire il teatro che ci ha ospitati durante il convegno. In più occasioni mi è stato difficile contenere la forte commozione, non potendo dimenticare che io ero lì in veste di madre di bimbo danneggiato da vaccino. Ho potuto sentire scorrermi sottopelle l’energia e la vitalità di un folto numero di persone riunite nell’impegno  concreto di mantenere intatti ed inalterati i propri diritti. Non a parole, non a suon di “mi piace”, ma con la presenza. Anima e corpo. Andando così ben oltre gli inutili e rassegnati “non posso fare nulla per cambiare questo mondo”. Spegnendo i televisori. Indossando scarpe e zaini e scendendo in strada. Pacificamente. Ma con la forza ed il coraggio che solo la consapevolezza può donare. 

Per quel che mi riguarda l’emozione è raddoppiata nel momento in cui, come previsto dalla scaletta, ho condiviso il palco con Massimo Rodolfi presidente dell’associazione​ RIP, Alessandro Lippo, il Dott. Massimo Pietrangeli​, il Dott.Dario Miedico ed Ana Demian. Parlare dinanzi a 350 persone ha richiesto non poco coraggio, ma ho avvertito nei presenti una partecipazione talmente sincera e rispettosa da mettermi nella condizione di poter essere semplicemente me stessa. Senza alcun tipo di forzatura o di tensione. È stato come parlare a degli amici veri. Amici spinti dal desiderio sincero di ascoltare la storia della mia famiglia. Ero lì. In mezzo a loro e per loro. E loro erano lì anche per me. Per farmi capire che non sono sola e che posso godere dell’affetto di innumerevoli compagni di viaggio. 

Questa mattina, due aprile, saluto Modena per tornare dalla mia famiglia, che tanto avrei voluto avere al mio fianco ieri. Porto ai miei figli ed a mio marito tutti gli abbracci che mi avete generosamente donato. E vi custodisco tutti nel cuore… nella speranza di rivedervi presto. 

Di nuovo…GRAZIE. 

Via le etichette!!!

Pochi giorni fa, una dottoressa molto in gamba e lungimirante, mi ha suggerito di porre particolare attenzione ad una azione ricorrente del mio primogenito: quella di voler strappare dagli oggetti qualsiasi tipo di etichetta. Dalle bottiglie così come dai vestiti. Un gesto che qualunque persona potrebbe interpretare come una strana abitudine. Per lo più trascurabile. Ed invece, siccome nessun gesto viene compiuto a caso, proprio perché mio figlio non ha ancora raggiunto una fluente comunicazione verbale, ha deciso di inviarmi un messaggio inequivocabile e, aggiungerei, del tutto comprensibile. “VOGLIO LIBERARMI DALL’ETICHETTA COL QUALE SONO STATO MARCHIATO. L’AUTISMO.”. Ad alcuni potrà sembrare un’interpretazione assurda, azzardata, “tirata per i capelli”. Ma sappiamo perfettamente come la comunicazione possa avvenire a più livelli e che anzi, proprio quella non verbale riesca a fornirci spesso molte più informazioni delle parole stesse. Nel suo caso poi, essendoci una diagnosi importante ad appesantire il concetto di etichetta, è assai naturale che mio figlio voglia liberarsene. Io lo interpreto come un importante passo verso la consapevolezza. Verso la maturità di un bambino che vuol scrollarsi di dosso anni di dolorose e sterili classificazioni.

La nostra società è infarcita di etichette. Ne esiste una per ogni singola cosa o situazione. Tutto deve avere un nome e tutto deve essere collocato sullo scaffale giusto. E questo accade anche e soprattutto con le persone. L’ansioso. L’isterico. L’iperattivo. L’ossessivo-compulsivo. L’autistico. Ad ogni etichetta corrisponde una diagnosi e gli “esperti” dichiarano di essere diventati particolarmente abili a snocciolarle. Questo, per loro, è un bene. Questo, per me, è semplicemente pericoloso e non mi fa presagire nulla di buono. 

Per fortuna i bambini conservano una saggezza profonda e sanno urlare e ribellarsi contro tutto ciò che va contro Natura. Tutto ciò che fa percepire il “diverso” come malato. Spesso “irrecuperabile”. La diversità non è più vista come un valore aggiunto, bensì come qualcosa da raddrizzare. Da aggiustare. Semplicemente perché va contro corrente. Ciò non significa che alcune persone non necessitino realmente di supporto per superare limiti e difficoltà che possono essere dovute a ragioni biologiche, a traumi o a qualsiasi altra motivazione. Ma, come per mille altre circostanze, l’etichetta tende più a condannare e ad isolare che a fornire un vero e valido aiuto. 

Copyright Federica Santi 2017