Censura “Made in Italy”

Hanno provato a censurare anche me, che di certo sono l’ultima ruota del carro nel panorama della lotta per la libertà di scelta terapeutica. Evidentemente però ho smosso qualche coscienza. E quel che è successo lo scorso venerdì a Cesenatico, prima, dopo e durante la mia serata informativa, mi ha fornito degli strumenti molto utili per comprendere ancora più a fondo il modus operandi di chi, dalla comodità della propria poltrona, fa di tutto per soffocare la nostra libertà di parola-pensiero-azione.

Mi sono scontrata (perché il confronto è stato impossibile) con un degno rappresentante del popolino italiano. Quello stesso popolino sul quale la nostra politica punta per disseminare rabbia e disinformazione e, soprattutto, per incitare all’odio nei confronti di chi vuol vivere ed agire “fuori dal gregge”. Un popolino che subisce la cattività, che non possiede gli strumenti per ribellarsi ad essa e che quindi, inevitabilmente, s’incattivisce. Un popolino che diviene, di conseguenza, l’esercito ideale per scatenare una insensata guerra fra poveri. Quella guerra tanto voluta da chi ci governa.

Ho visto tutto questo negli occhi di chi mi ha attaccata, ma non ferita e tantomeno affondata (semmai, per qualche momento, destabilizzata). L’incongruenza. L’aggressività. La volontà di screditare quanto da me riportato senza disporre della preparazione adeguata per farlo, ma avvalendosi di una lunga serie di dati ed informazioni tratti, parole sue, pari pari dalle testate giornalistiche. E ciò, a mio avviso, è molto significativo.

I “potenti” non scenderanno mai in campo per affrontare chi sta lottando con tutte le energie per veder conservati i propri diritti e per non cedere ad una indegna dittatura sanitaria. Manderanno in prima linea, sul fronte, in trincea, i suoi soldati più programmati, più plagiati, più indottrinati. Coloro che hanno deciso che nella vita sia più comodo e conveniente lasciarsi trascinare dalla corrente anziché divenire gli indiscussi protagonisti della propria esistenza.

© Federica Santi 2017

 

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