Via le etichette!!!

Pochi giorni fa, una dottoressa molto in gamba e lungimirante, mi ha suggerito di porre particolare attenzione ad una azione ricorrente del mio primogenito: quella di voler strappare dagli oggetti qualsiasi tipo di etichetta. Dalle bottiglie così come dai vestiti. Un gesto che qualunque persona potrebbe interpretare come una strana abitudine. Per lo più trascurabile. Ed invece, siccome nessun gesto viene compiuto a caso, proprio perché mio figlio non ha ancora raggiunto una fluente comunicazione verbale, ha deciso di inviarmi un messaggio inequivocabile e, aggiungerei, del tutto comprensibile. “VOGLIO LIBERARMI DALL’ETICHETTA COL QUALE SONO STATO MARCHIATO. L’AUTISMO.”. Ad alcuni potrà sembrare un’interpretazione assurda, azzardata, “tirata per i capelli”. Ma sappiamo perfettamente come la comunicazione possa avvenire a più livelli e che anzi, proprio quella non verbale riesca a fornirci spesso molte più informazioni delle parole stesse. Nel suo caso poi, essendoci una diagnosi importante ad appesantire il concetto di etichetta, è assai naturale che mio figlio voglia liberarsene. Io lo interpreto come un importante passo verso la consapevolezza. Verso la maturità di un bambino che vuol scrollarsi di dosso anni di dolorose e sterili classificazioni.

La nostra società è infarcita di etichette. Ne esiste una per ogni singola cosa o situazione. Tutto deve avere un nome e tutto deve essere collocato sullo scaffale giusto. E questo accade anche e soprattutto con le persone. L’ansioso. L’isterico. L’iperattivo. L’ossessivo-compulsivo. L’autistico. Ad ogni etichetta corrisponde una diagnosi e gli “esperti” dichiarano di essere diventati particolarmente abili a snocciolarle. Questo, per loro, è un bene. Questo, per me, è semplicemente pericoloso e non mi fa presagire nulla di buono. 

Per fortuna i bambini conservano una saggezza profonda e sanno urlare e ribellarsi contro tutto ciò che va contro Natura. Tutto ciò che fa percepire il “diverso” come malato. Spesso “irrecuperabile”. La diversità non è più vista come un valore aggiunto, bensì come qualcosa da raddrizzare. Da aggiustare. Semplicemente perché va contro corrente. Ciò non significa che alcune persone non necessitino realmente di supporto per superare limiti e difficoltà che possono essere dovute a ragioni biologiche, a traumi o a qualsiasi altra motivazione. Ma, come per mille altre circostanze, l’etichetta tende più a condannare e ad isolare che a fornire un vero e valido aiuto. 

Copyright Federica Santi 2017