Tu che sei mio fratello…

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Mio caro Nicola,

sono più piccino di te e sto dettando alla mamma questa lettera perché ancora non sono capace di scrivere. Ma ho delle cose importanti da dirti e quindi…eccomi qui.

La mia speranza è che, in un giorno non troppo lontano, tu possa leggere le mie parole e gioirne, perché in queste righe cercherò di esprimere tutto l’amore che provo nei tuoi confronti. Nonché i miei sentimenti.

Essere tuo fratello, devo ammetterlo, non è sempre facile. Spesso ti cerco, desidero giocare con te, ma raramente riesco a catturare la tua attenzione… per farti comprendere che tutto ciò che voglio e stare al tuo fianco e ridere assieme.

E poi, quando vieni imprigionato nelle tue crisi, io provo tanta tanta paura. Percepisco la  rabbia e la voglia di liberarti dalle catene della tua malattia. Si, perché ti hanno fatto ammalare. Non sei nato così. Le tue urla infinite ed il tuo desiderio di spaccare tutto ciò che ti circonda mi fanno capire quanto tu sia consapevole di quel che ti è successo. Sono piccino. Ma le cose le comprendo. E poi…io e te comunichiamo ad altri livelli.

Ho appena compiuto quattro anni e per oltre i due terzi della mia vita ho convissuto con le preoccupazioni di mamma e papà in merito al tuo stato di salute. Ho assistito a discussioni, ho viaggiato al tuo fianco per farti visitare dai medici migliori. Ho guardato la mamma piangere silenziosamente per non farsi sentire da noi due. E, con grande tristezza, ho anche incrociato lo sguardo di tutte quelle persone cattive ed ignoranti che ti hanno osservato come se fossi un marziano con tre occhi e sei gambe.

Tu per me sei semplicemente mio fratello. Sei Nicola. Ed anche se sono ancora piccolo sento già il desiderio di prendermi cura di te. Questo l’avrai notato. Ti aiuto a toglierti le scarpe o la giaccia, oppure ti riprendo quando metti qualcosa di pericoloso in bocca. Qualche volta ti ho persino dato da mangiare. E, soprattutto, gioisco per i tuoi meravigliosi progressi quotidiani. Quando ti sento parlare e cantare. Con la tua meravigliosa voce…che mamma e papà hanno tanto atteso di riascoltare.

A proposito…mamma e papà. Mi sono sentito un po’ trascurato da loro, soprattutto nel mio secondo anno di vita, quando correvano per portarti a terapie e mi lasciavano spesso dai nonni. Io non provo rabbia né gelosia. Hanno fatto ciò che han potuto. E sempre con immenso amore.

Ora stiamo molto di più assieme e la mamma mi coccola tanto. Io le dico che sono il suo bebè. Forse…perché, nel profondo del mio cuore, vorrei tornare ad essere un neonato. Quando tutti noi ci sentivamo più liberi e felici. Ed in particolare quando tu eri ancora sano.

Ti voglio un bene immenso e sempre te ne vorrò.

Enrico

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