Angeli metropolitani

Ho trascorso l’intera giornata a passeggiare per le vie di Londra. Sette anni dalla mia ultima visita e tutto è mutato nei colori e negli odori. Non perché la città abbia subito una radicale metamorfosi. Sono io a guardare il mondo con occhi diversi e ad ascoltarlo con orecchie più attente.
In questi sette anni prima di tutto sono diventata MADRE due volte ed ogni mio senso ha modificato il modo di percepire la realta’. In secondo luogo, una serie di vicissitudini han modellato in me una nuovo modo di provare affinità verso persone, situazioni e cose.
Così…passeggiando lungo Regent Street ed Oxford Street, seppur abbia apprezzato i colori e le mille sfavillanti vetrine, ho provato quasi un senso di disorientamento nel non riconoscere più ciò che una volta mi affascinava lasciandomi quasi estasiata.
Durante la passeggiata ho trascorso gran parte del tempo a schivare la moltitudine di persone che procedeva in senso contrario al mio. Ho cercato di osservarne i volti e di ascoltarne la voce…ma era tutto troppo rapido ed incontrollabile. Mi sentivo la spettatrice di un film velocizzato all’ennesima potenza. Impossibile captare in modo nitido suoni e parole.
“Certo”, qualcuno potrebbe obiettare, ” ti sei immersa nelle vie dello shopping sfrenato…che ti aspettavi, di incontrare monaci tibetani in fase meditativa?”. La risposta è più che ovvia : certo che no!
Io ho scelto consapevolmente la destinazione : desideravo acquistare dei libri e dei giochi creativi per i miei bimbi. Quale luogo migliore?
La mia riflessione riguarda strettamente le percezioni. Come esse siano radicalmente cambiate.
Passeggiando pensavo a come potermi disintossicare da quella sgradevole sensazione che mi suggeriva di “correre per non rimanere schiacciata”.
Percepivo le persone più come degli automi che non come delle teste pensanti, ognuna con la propria storia da raccontare.
All’improvviso però, ed ovviamente non a caso, ho notato un barbone sdraiato accanto alla vetrina di un negozio. Signore sulla cinquantina dal volto segnato dall’indigenza, ma inaspettatamente sereno. Non chiedeva l’elemosina.
Di lì a pochi secondi un giovane si è avvicinato a lui porgendogli un panino. Non ho potuto osservare il volto del benefattore. Il mio sguardo è rimasto quasi incollato su quel gesto di umanità: due mani che si avvicinavano e lo sguardo traboccante di riconoscenza del senzatetto.
In quel preciso istante ho sentito un grande cuore pulsare dal sottosuolo della città. Un cuore fatto da tanti altri cuori. Forse anch’essi freneticamente impegnati in corse quotidiane contro il tempo…ma pronti a fermare per qualche secondo le lancette dell’orologio donando così un momento di felicità al prossimo.

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2 pensieri riguardo “Angeli metropolitani

  1. Adoro Londra, perche’ in un unico luogo raccoglie un esempio di tutto, culture diverse, colori, e stati sociali: dalla ricchezza quasi opulenta alla poverta’ estrema. Ogni volta che ci vado, come te, cerco di non essere frastornata dal rumore del traffico, spintonata dalle persone sui marciapiedi, ma di cogliere quelle sottigliezze che possono sfuggire. E i barboni ci sono sempre, purtroppo, e per loro la cosa piu’ brutta e’ quella di non venire notati. Questo e’ quello che uno di loro mi disse un giorno. “Quanto vendiamo il giornale ‘The Issue’ e la gente neanche ci guarda, ecco, per noi quella e’ una pugnalata, essere ignorati in quel modo. Ci fa credere che non contiamo niente, che neanche esistiamo.” E cosi’ ho imparato che anche se non posso comprare tutte le copie di “The Issue” posso almeno ricambiare con un sorriso e dire “No, thanks”.

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