Non chiamateli …SCARABOCCHI!

Cari lettori,
affrontero’ questo nuovo argomento proponendovi una chiave di lettura diversa sulla produzione artistica dei vostri figli/nipoti. In particolare dei disegni comunemente etichettati (sminuiti) come semplici SCARABOCCHI, intesi come il frutto del caso e dell’incapacità del bambino di produrre un segno grafico ordinato e logico.
Invece…sorpresa sorpresa…anche dietro quei segni confusi, un po’ arruffati e, per la stragrande maggioranza degli adulti, del tutto incomprensibili, si cela una raffinata rappresentazione della realtà.
Si alzi il sipario sul meraviglioso “mondo” del bambino olistico e del suo disegno simbolico quantistico.
Cosa intendo innanzi tutto per bambino olistico? Intendo quel bambino che va “letto” non solo in chiave psicologica, ma anche e sopratutto in chiave animologica e spirituale (intendiamoci: la religione non c’entra nulla!!!).
Senza dilungarmi in ulteriori preamboli vi illustro il concetto di disegno simbolico quantistico. E lo farò traendo spunto da situazioni di vita quotidiana. La vostra. La mia. Quella di tutti coloro che orbitano attorno alla vita di bambini piccoli, sicuramente entro il loro primo settennio di vita, ma in particolare prima dei 3-4 anni di vita.
Ciò che noi adulti non riusciamo a decifrare non è detto che sia privo di significato e frutto di un processo casuale e caotico. Anzi!!!!
Attraverso le loro linee “arzigogolate”, multicolori o monocromatiche, i bambini non fanno che rappresentare la realtà. Non la loro realtà, bensì la vera realtà. Certamente! Perché i bambini piccoli, contrariamente a noi adulti, riescono a vedere i campi quantici (o aurici) che circondano persone, animali, piante e cose. Ne sono così talmente immersi che risulta impossibile non comunicarlo. La parola deve essere ancora affinata ed ecco quindi che si utilizza il disegno.
Avete notato inoltre la scelta dei colori? Non è mai casuale. I bambini osservano e vanno a cercare tra i pastelli a disposizione un colore che si avvicini il più possibile a ciò che hanno visto. E lasciano impressa sulla carta la propria visione del mondo. Una visione ben più realistica di quella sulla quale ci basiamo noi grandi.
Tutto è energia. Tutto ciò che ci circonda. I campi quantici (aurici) sono semplicemente la prosecuzione della materia fisica, quella che noi percepiamo, sostanzialmente. Ciò che possiamo toccare con mano. Ma c’è molto altro da scoprire ed osservare e non è una prerogativa esclusiva dei bambini. Tutti noi siamo stati in possesso di queste facoltà e possiamo riappropriarcene per godere di una visione più realistica di quella che è semplicemente la vita.
La prossima volta in cui starete al fianco di un bambino tutto concentrato a rappresentare la realtà circostante (n.b. lui crede che anche voi vediate le stesse cose), non liquidatelo con un distratto oh ma che bello…ma che cos’è? Molto probabilmente non saprà spiegarvelo. Perché è così e basta. I campi quantici, detta in modo semplicistico,sono luminose linee curve tutte intrecciate che si muovono velocemente…e coloratissime.
Avete mai notato quanto i bambini amino intrattenersi in  murales domestici (temutissimi dai genitori)? Non è una questione di bimbi più o meno educati al rispetto delle regole. Nessuno ama sfoggiare pareti sporche nelle proprie dimore. Ma io ho il privilegio (mi sento di definirlo così) di avere due bimbi piccoli che sono riusciti abilmente a scrivere sulle pareti di casa in ogni mio singolo momento di distrazione. La frittata ormai era fatta. Non mi rimaneva che accettare la situazione (ripetendo ovviamente loro che no…non si scrive sui muri ma solo sui fogli). A quel punto mi sono fermata a notare quanto loro andassero a disegnare sempre negli stessi punti ed utilizzando quasi sempre gli stessi colori. Ebbene…I miei studi mi sono venuti in soccorso per leggere tale evento artistico/comunicativo. Molto semplicemente i bambini hanno percepito campi quantici più densi in determinati punti della casa (stranamente sopra una cassapanca antica ed un divano che ha un vissuto particolare). Che sia frutto del caso? Posso rispondere di no. Con convinzione e consapevolezza.
Tutto questo per dirvi anzi, per suggerirvi, di non considerare i disegni dei vostri piccoli solo come dei ricordi da appendere al frigo… prendetevi del tempo (anche poco…ma buono) e fatevi guidare dai loro stessi tratti. Senza porre domande…ma solo guardando a cuore ed anima aperti ciò che stanno cercando di comunicare. O anche solo ciò che vogliono comunicare a loro stessi.
Con questo articolo non ho voluto scendere nei particolari dell’argomento…anche perché richiederebbe troppo tempo farlo e non amo essere prolissa. Spero comunque di aver lanciato un input…forse qualcuno di voi vorrà approfondire la questione per conto suo.
Buon viaggio.

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