È pur sempre un viaggio…

Molti credono al destino. E attendono che esso si palesi senza andargli incontro a braccia aperte. Io la vedo in modo leggermente diverso. Per quanto ognuno di noi possa nascere con un canovaccio di esperienze da vivere per imparare importanti lezioni, la nostra esistenza, che io amo pensare come ad una meravigliosa strada di campagna, non è priva di stradine emissarie che possono condurci verso nuove esperienze. Vale sempre la pena assaporarle. Tutte. Ed anche quando viviamo la sensazione di aver smarrito la “strada maestra”, basterà prendere un bel respiro per farci guidare dal nostro stesso sentire.
Affidarci al destino come fosse un sentiero già battuto, sul quale non ci viene chiesto minimamente di intervenire, equivale a mio avviso a procedere nella vita con una benda sugli occhi. Perché tanto tutto è già “scritto e definito”.
Quel che in pochi comprendono è che le buche che incontriamo sul nostro cammino possono essere sanate. Le pozzanghere prosciugate. I dossi livellati. Ecco che cosi’ diventiamo i mastri artigiani della nostra vita.

Sia esso sterrato, in salita, colmo di buche o liscio come una strada da poco asfaltata, non esiste un cammino che non valga la pena di essere percorso. Alcuni sono lunghissimi e conducono a luoghi esotici ed affascinanti, altri ruotano intorno ed intorno e pare non portino ad alcuna meta. Ma se ci fermassimo…e ci sedessimo lungo il loro ciglio, concedendoci la possibilità di ASPETTARE, di certo rimarremmo profondamente meravigliati nel constatare che per tutti, e quindi anche per noi, la vita ha in serbo sempre nuove ed entusiasmanti sorprese.
Quanti sassolini potranno penetrare nelle nostre scarpe durante il percorso? Molti. Ma non infiniti.
E se il sentiero intrapreso non dovesse proprio fare al caso nostro saremo sempre liberi di abbandonarlo al bivio successivo.
C’è sempre una scelta.
C’è sempre una strada più soleggiata.
Sempre.

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Bambino coraggio

Bambino coraggio…questo articolo lo dedico proprio a te. Mio grande e supremo maestro.
Non devi schivare granate, né cercare cibo nei cassonetti o sfidare onde notturne su un insicuro gommone.
Eppure anche tu combatti la tua battaglia…e hai molto da insegnare a tutti noi, giorno dopo giorno, sul più profondo e prezioso significato della VITA.
Le tue sfide quotidiane sono silenziose e per questo non destano alcun clamore. Ma nei tuoi occhi, in quei profondissimi oceani di sentimento, si legge il tuo romanzo. Una storia fatta di etichette e di sguardi colmi di ignoranza da parte di chi incrocia il tuo cammino.
Alcuni si fermano ad osservarti e credono tu sia un bel bimbo che ha ingoiato un disco rotto. Ma loro non sanno quanto avresti da raccontare…anche se la parola non ti è amica. Non ancora almeno…
E allora che fai? Dipingi un mondo tanto fantastico quanto surreale. Troppo bello per essere letto e compreso. E voli…voli in alto col tuo pennello…dove non servono parole perché tutto è sentimento. Ed il sentimento non va spiegato né parlato…ma solo sentito. Sottopelle.
Quanto ciechi e sordi siamo tutti noi al tuo cospetto. Piccolo uomo dalle gambe forti che lotti per uscire da quello stesso labirinto in cui sei stato confinato. Per errore umano.
C’è però chi ti stringe la mano aiutandoti a schivare gli ostacoli più pericolosi. Non sei solo.
Il mondo ti è ostile perché non sa relazionarsi con te…e gli uomini ti temono in quanto non hanno il coraggio di guardarti negli occhi. Non riescono, a dirla tutta, ad incrociare lo sguardo con quello di un bambino che li ha già perdonati per i loro macroscopici errori.
Ed ecco la tua grande forza. Quella forza che dinanzi a te spesso mi fa sentire piccina come una seme senz’acqua né luce…né speranza.
Tu sei sempre pronto a raccogliermi…anche se dovrei essere io a sostenerti, e non il contrario, per donarmi il tuo stesso respiro. E poi mi porti a volare in alto con te. Sempre più in alto.
Presto…molto presto…non esisteranno più zavorre ai nostri piedi. E tornerai finalmente da me volteggiando libero e felice come quando sei nato.

– una mamma al suo bambino –

Copyright Federica Santi 2016

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Non chiamateli …SCARABOCCHI!

Cari lettori,
affrontero’ questo nuovo argomento proponendovi una chiave di lettura diversa sulla produzione artistica dei vostri figli/nipoti. In particolare dei disegni comunemente etichettati (sminuiti) come semplici SCARABOCCHI, intesi come il frutto del caso e dell’incapacità del bambino di produrre un segno grafico ordinato e logico.
Invece…sorpresa sorpresa…anche dietro quei segni confusi, un po’ arruffati e, per la stragrande maggioranza degli adulti, del tutto incomprensibili, si cela una raffinata rappresentazione della realtà.
Si alzi il sipario sul meraviglioso “mondo” del bambino olistico e del suo disegno simbolico quantistico.
Cosa intendo innanzi tutto per bambino olistico? Intendo quel bambino che va “letto” non solo in chiave psicologica, ma anche e sopratutto in chiave animologica e spirituale (intendiamoci: la religione non c’entra nulla!!!).
Senza dilungarmi in ulteriori preamboli vi illustro il concetto di disegno simbolico quantistico. E lo farò traendo spunto da situazioni di vita quotidiana. La vostra. La mia. Quella di tutti coloro che orbitano attorno alla vita di bambini piccoli, sicuramente entro il loro primo settennio di vita, ma in particolare prima dei 3-4 anni di vita.
Ciò che noi adulti non riusciamo a decifrare non è detto che sia privo di significato e frutto di un processo casuale e caotico. Anzi!!!!
Attraverso le loro linee “arzigogolate”, multicolori o monocromatiche, i bambini non fanno che rappresentare la realtà. Non la loro realtà, bensì la vera realtà. Certamente! Perché i bambini piccoli, contrariamente a noi adulti, riescono a vedere i campi quantici (o aurici) che circondano persone, animali, piante e cose. Ne sono così talmente immersi che risulta impossibile non comunicarlo. La parola deve essere ancora affinata ed ecco quindi che si utilizza il disegno.
Avete notato inoltre la scelta dei colori? Non è mai casuale. I bambini osservano e vanno a cercare tra i pastelli a disposizione un colore che si avvicini il più possibile a ciò che hanno visto. E lasciano impressa sulla carta la propria visione del mondo. Una visione ben più realistica di quella sulla quale ci basiamo noi grandi.
Tutto è energia. Tutto ciò che ci circonda. I campi quantici (aurici) sono semplicemente la prosecuzione della materia fisica, quella che noi percepiamo, sostanzialmente. Ciò che possiamo toccare con mano. Ma c’è molto altro da scoprire ed osservare e non è una prerogativa esclusiva dei bambini. Tutti noi siamo stati in possesso di queste facoltà e possiamo riappropriarcene per godere di una visione più realistica di quella che è semplicemente la vita.
La prossima volta in cui starete al fianco di un bambino tutto concentrato a rappresentare la realtà circostante (n.b. lui crede che anche voi vediate le stesse cose), non liquidatelo con un distratto oh ma che bello…ma che cos’è? Molto probabilmente non saprà spiegarvelo. Perché è così e basta. I campi quantici, detta in modo semplicistico,sono luminose linee curve tutte intrecciate che si muovono velocemente…e coloratissime.
Avete mai notato quanto i bambini amino intrattenersi in  murales domestici (temutissimi dai genitori)? Non è una questione di bimbi più o meno educati al rispetto delle regole. Nessuno ama sfoggiare pareti sporche nelle proprie dimore. Ma io ho il privilegio (mi sento di definirlo così) di avere due bimbi piccoli che sono riusciti abilmente a scrivere sulle pareti di casa in ogni mio singolo momento di distrazione. La frittata ormai era fatta. Non mi rimaneva che accettare la situazione (ripetendo ovviamente loro che no…non si scrive sui muri ma solo sui fogli). A quel punto mi sono fermata a notare quanto loro andassero a disegnare sempre negli stessi punti ed utilizzando quasi sempre gli stessi colori. Ebbene…I miei studi mi sono venuti in soccorso per leggere tale evento artistico/comunicativo. Molto semplicemente i bambini hanno percepito campi quantici più densi in determinati punti della casa (stranamente sopra una cassapanca antica ed un divano che ha un vissuto particolare). Che sia frutto del caso? Posso rispondere di no. Con convinzione e consapevolezza.
Tutto questo per dirvi anzi, per suggerirvi, di non considerare i disegni dei vostri piccoli solo come dei ricordi da appendere al frigo… prendetevi del tempo (anche poco…ma buono) e fatevi guidare dai loro stessi tratti. Senza porre domande…ma solo guardando a cuore ed anima aperti ciò che stanno cercando di comunicare. O anche solo ciò che vogliono comunicare a loro stessi.
Con questo articolo non ho voluto scendere nei particolari dell’argomento…anche perché richiederebbe troppo tempo farlo e non amo essere prolissa. Spero comunque di aver lanciato un input…forse qualcuno di voi vorrà approfondire la questione per conto suo.
Buon viaggio.

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Chi presto comincia…nella vita darà il LA

Cari amici lettori.

Oggi vi parlerò di musica. O meglio, di avvicinamento al mondo della musica. Nello specifico da parte dei bambini.

Mi pare persino strano sostenere di aver “insegnato” musica in tutti questi anni. Col senno di poi ho capito di non aver insegnato nulla. Semmai ho piantato dei semi laddove pre-esisteva un naturale talento nei confronti di questa meravigliosa arte. I frutti non sono tardati ad arrivare. Con mia somma soddisfazione.

Attraverso il primo laboratorio di “Da Zero a 100’anni”, che si terrà il prossimo venerdì, ho deciso di fondere la pittura con accattivanti melodie ed armonie. Avendo lavorato tanti anni coi bambini ho appreso quali siano i veicoli comunicativi non verbali dei quali amano maggiormente avvalersi. L’arte è ovviamente in cima alla lista. Se poi è arte libera al 100%, grazie alla quale viene a decadere ogni timore di sporcare/sporcarsi e non viene richiesto di rimanere dentro a rigidi confini prestabiliti, allora il GIOCO è fatto !!!

In tale contesto…la musica non farà da sottofondo o da sottobosco…ma fungerà da tappeto sonoro. Il che è estremamente diverso. La scelta del repertorio ovviamente non è stata casuale. E ho prestato particolare attenzione a selezionare dei brani particolarmente ricchi dal punto di vista melodico, armonico e ritmico.

Perché? Perché bisogna sfatare il mito, che io percepisco come uno spesso muro, secondo il quale dato che i bambini sono persone in miniatura allora debbono ascoltare musica di basso valore artistico. I bimbi sono in grado di percepire e comprendere l’arte molto meglio di quanto si possa immaginare. Ed in modo istintivo. L’arte infatti loro la SENTONO senza che nessuno glielo insegni. La formazione musicale tecnico/teorica poi è altra faccenda.

Non voglio togliere nulla a lezioni di strumento ed affini. Ma quelle servono ad imparare la tecnica,a leggere gli spartiti. A dare un nome, in sostanza, a tutto ciò che si percepisce già a pelle. E sotto la pelle. Nel cuore e nell’anima.

Durante il laboratorio del 15 gennaio quindi pittura e musica diverranno un’unica forma d’arte. Perfettamente compenetrata l’una nell’altra.

Alcune mamme si sono preoccupate per il fatto che i propri figli, alcuni dei quali al di sotto dei 24 mesi di età, non stanno fermi un secondo e non presterebbero attenzione all’attività proposta. Ma l’intento è proprio questo. Permettere ai bambini, ed ai loro genitori, di esprimersi in LIBERTA’. Parola tanto diffusa, ma raramente vissuta. Se i presenti (adulti inclusi) avranno voglia di danzare per poi buttarsi a terra con le dita immerse nel colore per continuare la loro opera pittorica…ben venga!!!! E poi…altro particolare da sottolineare…NON E’ NECESSARIO CHE I PICCINI STIANO FERMI IMMOBILI affinché possano percepire ciò che accade intorno a loro. Le “antenne ricettive” delle quali sono muniti permette loro di giocare, ballare, disegnare, ed essere perfettamente connessi col mondo circostante. Insomma, per usare un termine molto attuale, i bambini sono meravigliosamente multitasking.

Ahimè la stanza della quale mi avvalgo per i laboratori non è mia, quindi purtroppo non posso concedere uno spazio d’azione illimitato (alias non si possono imbrattare le pareti o il mobilio), ma confido nel fatto di poter disporre, un giorno,  di un open space atto ad accogliere la vostra creatività più sfrenata!

Saranno in grado gli ADULTI, durante i laboratori proposti, di lasciar parlare/danzare/cantare/dipingere il bambino interiore che alberga in loro???

La musica in tal senso verrà in nostro aiuto. In fondo…ci accomuna tutti!!!

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L’anima della fotografia…sul palmo di una mano!

Percorso collettivo di fotografia con smartphone.
Domenica 31 gennaio 2016
Dalle 9 alle 13 – Cormons (Go)
Costo 25 euro a testa (costo comprensivo di colazione di benvenuto)
Dai 18 anni in su.
Organizzatore : “Da zero a 100’anni”.
Iscrizione obbligatoria

La fotografia non è un atto da mordi e fuggi. Ed una buona fotografia non è mai frutto del caso. Perché per scattare non basta l’occhio. E nemmeno una fotocamera ad alta risoluzione. Per fotografare artisticamente sono necessarie sensibilità, attenzione e…pazienza!
A nulla serve nascondersi dietro gli obiettivi di reflex costose con la convinzione che tanto la macchina fa tutto. Più è potente e migliore sarà la fotografia. Questo è solo un macroscopico errore di valutazione e tale teoria è ampiamente dimostrata dal fatto che molti fotografi professionisti spesso si avvalgono dei propri smartphone per realizzare servizi mozzafiato.
Lo so…leggendo tali parole probabilmente a molti puristi verrà la pelle d’oca. Ma la realtà è questa: la tecnologia ci fornisce strumenti sempre più tascabili, ma non per questo qualitativamente scarsi.
Questo primo percorso di fotografia per smartphone è stato ideato proprio per avvicinare gli appassionati a nuove frontiere artistiche…ed educare i neofiti ad una fotografia pensata e ragionata (perché…diciamocelo…esiste qualcosa di più interessante dei soliti selfie).

Non basta conoscere dei trucchetti per fare di una fotografia una buona fotografia…ed è grave errore credere che “tanto poi croppo…ruoto l’immagine…la trasformo in bianco e nero” ed il gioco è fatto.
Ricordatevi che una buona fotografia quasi mai necessita di rivisitazioni successive…se non per quanto riguarda esposizione e contrasto.
Ecco quindi gli argomenti che verranno trattati durante il percorso :
– scelta del soggetto
– punti di vista (aspetto molto importante!!!)
– sviluppo di uno storyboard
– post produzione (ahimè si stanno appena ora affacciando sul mercato smartphone con fotocamere che scattino in Raw…ci accontenteremo del formato jpeg…con tutto ciò che questo comporta…)
– scambi di opinioni

Ecco la nuova anticipazione di “Da zero a 100’anni”.
A presto con la locandina dell’evento in chiave ufficiale.

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È la scelta di una mamma…homeschooler

Cari amici,
questi primi due giorni del 2016 sono stati per me all’insegna del riordino mentale. E vi confesso che ho vissuto diversi momenti di smarrimento…che mi hanno portata a dimenticare anche le cose piu’ banali.
Per parlare in termini tecnologici…è come se il mio cervello avesse azionato un potente antivirus per liberarsi di ogni inutile e pesante zavorra…ed ora si sentisse stranito vivendo questa nuova condizione di ordine e pulizia. Potrebbe sembrare una metafora assurda o forte, ma questo è ciò che sento.
A volte provo persino un vago senso di vertigini. Perché? Perché ho preso in mano i miei pensieri, i miei sogni, le mie più profonde volonta’ e ho dato loro una forma.
Mi è costato impegno??? Tanto. Tantissimo.
Ma sono soddisfatta perché sto modellando la mia vita in base alle mie capacità, alle mie passioni ed alle esigenze dei miei figli.
Da quando ho deciso,assieme a mio marito, di optare per l’homeschooling, ho sempre desiderato, sottopelle, di poter impostare la mia vita in modo da costruirmi una realtà lavorativa creativa e che mi permettesse di stare coi miei figli, garantendo loro diverse occasioni di socializzazione in ambienti sempre nuovi e stimolanti…per lo più intrattenendosi in attività artistiche. Ebbene. Ce l’ho fatta. Ho trovato il modo.
“Da zero a 100’anni” nasce proprio così. Dalle esigenze di una mamma homeschooler, che ha insegnato per undici anni in ambito pubblico e privato e ha coscientemente scelto di allontanarsi dall’istituzione scuola, soprattutto dopo aver toccato con mano la realtà dei cosiddetti sistemi educativi speciali.
Rispetto chiunque opti per soluzioni diverse dalle mie. Ed anzi…sono più che certa che ogni mamma segua con istinto amorevole la strada che sente essere più consona alla natura dei propri figli.
Io la mia realtà alternativa ho deciso di costruirla da sola. Mattone su mattone…e spero che molti di voi abbiano piacere di condividere una parte di questo percorso con me.

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